Quando si squilibra
Quando il 21 si inceppa, l’orizzonte si restringe fino a diventare un corridoio.
Non esci più dal tuo quartiere, rifiuti un posto a duecento chilometri, annulli un viaggio la vigilia per paura dell’aereo, dei vaccini o di un cibo sconosciuto. Il comfort diventa una fortezza: stesso divano, stesse serie, stessi piatti, nessun progetto oltre il mese prossimo. Oppure l’opposto: piani immensi, un’impazienza bruciante, e lo scoraggiamento totale al primo rifiuto della banca. La frustrazione si rivolge allora verso l’esterno: si accusano il governo, i vicini, gli stranieri, l’intero sistema, ci si accalora nei dibattiti di famiglia sulla politica o sulla religione. I prestiti gestiti male, i debiti dimenticati, un orario rigido che impedisce di prendere ferie completano il quadro. Queste derive seguono spesso un progetto ambizioso abortito o un lungo periodo di immobilità forzata.
