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Diaspro rosso: significato e proprietà

Il diaspro rosso è, per la cristalloterapia moderna, la pietra del radicamento e della fiducia; l’antico Egitto ne faceva già amuleti.

  • Radicamento
  • Fiducia
  • Costanza
L’essenziale

Diaspro rosso in breve

Per te, una pietra rossa e opaca da tenere in mano quando serve mantenere una decisione e restare fedeli a sé stessi.

Una domanda da farsi

Quale decisione già presa aspetta solo che tu la mantenga?

Un punto di attenzione

Uno sbalzo brusco di temperatura può incrinarla: niente fonti di calore diretto.

Colore
rosso
Intenzioni attribuite
radicamento, fiducia
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Cosa evoca

La cristalloterapia moderna associa il diaspro rosso al radicamento e alla fiducia: opaco, di un rosso terra, sarebbe la pietra per chi vuole avanzare senza disperdersi.

Questa lettura è recente, ma la pietra è antica. Secondo Kunz, l’Egitto intagliava nel diaspro rosso il « nodo » (thet) posato al collo delle mummie, e la prima fila del pettorale di Aronne ne comprendeva probabilmente uno. Plinio parla soprattutto di diaspri verdi e rileva, con ironia, che i magi attribuivano loro un vantaggio per chi deve pronunciare un discorso.

Lo si prende quindi come supporto: un ciottolo rosso in mano o sulla scrivania, per ricordarsi di portare avanti una cosa alla volta.

Le tradizioni

  1. Roma, I secolo

    Plinio descrive il diaspro come verde e spesso diafano, poi elenca le sue sfumature secondo i paesi: blu, porpora, rosa, e perfino un diaspro simile alla sarda. Nota che tutto l’Oriente, si dice, lo porta come amuleto, e denuncia le « menzogne dei magi » che lo dicono utile a chi deve pronunciare un’arringa.

    Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXVII, 37 (trad. Littré)
  2. Antico Egitto

    Kunz colloca tra gli amuleti egizi più comuni il nodo (thet), « generalmente » in diaspro rosso, corniola o porfido rosso. Si poneva al collo della mummia, inciso con un capitolo del Libro dei morti la cui formula invoca il sangue e la potenza di Iside.

    Kunz 1913, capitolo sugli amuleti egizi
  3. Pettorale di Aronne, secondo Kunz

    Kunz giudica probabile che l’odem, prima pietra del pettorale di Aronne, sia stato un diaspro rosso, materiale più usato della corniola nell’antico Egitto. Le traduzioni greca e latina vi leggono piuttosto la sardonica, e per il secondo Tempio egli ritiene la corniola. È un’ipotesi dell’autore.

    Kunz 1913, capitolo sul pettorale del sommo sacerdote
  4. Cristalloterapia moderna

    I libri contemporanei ne fanno una pietra di radicamento e di perseveranza, associata alla terra e alla fiducia in sé. Nessun testo antico sostiene questa lettura, che parte soprattutto dal colore rosso.

    libri di cristalloterapia contemporanei, concordanti

Un gestoUn ciottolo rosso in tasca o sulla scrivania, per ricordarsi di finire ciò che è iniziato prima di lanciarsi altrove.

Nessuna pietra ha un effetto dimostrato sulla salute: in caso di disturbi, rivolgiti a un professionista della salute.

La sua carta d’identità

Natura
Quarzo microcristallino opaco colorato dall’ematite
Famiglia
Roccia
Composizione
SiO2 (con ossidi di ferro)
Durezza (scala di Mohs)
6.5–7 su 10
Colori
rosso

Varianti vendute con questo nome: diaspro paesaggio, diaspro kambaba.

Prendersene cura senza rovinarla

  • AcquaSìUn risciacquo rapido con acqua tiepida e sapone, poi un’asciugatura, non la rovina.
  • SaleSìDurezza 6,5–7 sulla scala di Mohs: più dura del sale (2,5), sopporta un contatto breve; poi risciacquare.
  • SoleSìNessuno scolorimento noto alla luce del giorno.
  • CaloreDa evitareUno sbalzo brusco di temperatura può incrinarla: niente fonti di calore diretto.
  • Graffi e urtiResistenteDurezza 6,5–7 sulla scala di Mohs: resiste ai graffi di tutti i giorni, ma non agli urti secchi.

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Sfumature e fonti

Con il nome di diaspro si vendono anche il diaspro paesaggio, dai motivi di scene, e il diaspro kambaba, verde scuro fino a nero e orbicolare, che diverse fonti non classificano tra i veri diaspri: sono altre pietre, da leggere a parte. Chakra e segni attribuiti differiscono da un libro all’altro.

Diaspro rosso: le tue domande

Da dove viene la parola diaspro?

Viene dal greco iaspis, probabilmente da una parola semitica, secondo Wikipedia. Nell’Antichità questo nome indicava spesso pietre verdi e più traslucide dei nostri diaspri: Plinio apre la sua descrizione con « il diaspro è verde, e spesso diafano », e Kunz collega soprattutto il diaspro rosso agli amuleti egizi. Il diaspro rosso che si vende oggi è dunque un caso particolare di questo vasto gruppo.

Perché il diaspro rosso è rosso?

Secondo Wikipedia, la tinta rossa di un diaspro viene dalle sue inclusioni di ferro. Il diaspro è una roccia opaca, fatta di quarzo a grani finissimi, che prende una bella lucidatura. Da un pezzo all’altro, la tinta può andare dal rosso netto al bruno, con venature: l’uniformità non è un criterio di qualità.

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