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Turchese: significato e proprietà

La turchese è la pietra del viaggiatore nelle tradizioni: le si attribuiva di proteggere dalle cadute, soprattutto a cavallo.

  • Protezione
  • Parola
  • Viaggio
L’essenziale

Turchese in breve

Per te, un blu-verde da tenere con sé per ricordarti di avanzare con prudenza, e di dire ciò che hai da dire.

Una domanda da farsi

Quale tragitto o quale intervento in pubblico vuoi affrontare con più serenità?

Un punto di attenzione

Molto spesso imitata: chiedi sempre la denominazione esatta.

Colore
blu, verde
Intenzioni attribuite
protezione, comunicazione
Natura
minerale
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Cosa evoca

La cristalloterapia moderna associa la turchese alla protezione e alla comunicazione: la si porterebbe come anello o collana, come promemoria di sicurezza e di franchezza.

Secondo Kunz, questa idea risale lontano: fin dal XIII secolo si pretendeva che il proprietario di una turchese montata in oro non si facesse male cadendo, a cavallo o a piedi; nel XIV secolo la si attaccava alle briglie dei cavalli. Plinio, da parte sua, descrive senza dubbio una pietra vicina con il nome di callaïs.

Al giorno d’oggi serve da punto di riferimento: un gioiello da toccare prima di un tragitto o di un intervento in pubblico.

Le tradizioni

  1. Roma, I secolo

    Plinio descrive la callaïs, di un verde pallido, vicina al topazio per l’aspetto più che per il prezzo, che si abbatte a colpi di fionda su rocce ghiacciate, al di là dell’India e in Carmania. Le più belle hanno il colore dello smeraldo. Kunz la identifica con la turchese; questo accostamento resta discusso.

    Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXVII, 33 (trad. Littré)
  2. XIII secolo, Volmar

    Kunz colloca nel XIII secolo, nello Steinbuch di Volmar, la più antica menzione della credenza secondo cui la turchese, montata in oro, risparmierebbe le membra di chi cade, a cavallo o a piedi. Vi vede forse l’eco di un amuleto da cavallo, ipotesi che dà come congettura.

    Gutenberg 57978, Kunz 1913, cap. « Turquoise »
  3. XIV secolo, amuleto da cavallo

    Kunz cita il Lapidario attribuito a John Mandeville, che dice la turchese capace di proteggere i cavalli accaldati che hanno bevuto acqua fredda. Nota che i turchi ne attaccavano alle briglie dei loro cavalli, e che si faceva lo stesso a Samarcanda e in Persia.

    Gutenberg 57978, Kunz 1913, cap. « Turquoise », Lapidario di Mandeville

Un gestoPortala come anello o ciondolo nei giorni di spostamento, toccandola prima di partire, come gesto di prudenza.

Nessuna pietra ha un effetto dimostrato sulla salute: in caso di disturbi, rivolgiti a un professionista della salute.

La sua carta d’identità

Natura
Turchese (fosfato di rame e alluminio)
Famiglia
Minerale
Composizione
CuAl6(PO4)4(OH)8·4H2O
Durezza (scala di Mohs)
5–6 su 10
Sistema cristallino
triclinique
Colori
blu, verde
Origini
Iran (Neyshabur), Stati Uniti, Cina
Trattamenti frequenti
stabilizzazione con resina (molto comune); tintura
Imitazioni frequenti
howlite tinta; magnesite tinta; plastica

Prendersene cura senza rovinarla

  • AcquaDa evitarePietra porosa: l’acqua vi si infiltra; un panno appena umido, mai in ammollo.
  • SaleNoL’acqua salata la intacca o vi si deposita, e i granelli possono graffiarne la lucidatura.
  • SoleSìNessuno scolorimento noto alla luce del giorno.
  • CaloreNoIl calore la secca e ne cambia il colore.
  • Graffi e urtiResistenteDurezza 5–6 sulla scala di Mohs: resiste ai graffi di tutti i giorni, ma non agli urti secchi.

Purificare e ricaricare senza rovinarla
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Precauzioni

  • Le imitazioni sono molto frequenti: chiedi il nome esatto (naturale, trattata, tinta, sintetica o imitazione).

I veri pericoli delle pietre

Sfumature e fonti

Le liste delle pietre del mese di nascita la collocano a dicembre. Le corrispondenze moderne (gola, Sagittario, Pesci) variano a seconda dei libri. Il nome commerciale « turchese » copre pietre stabilizzate, tinte, e imitazioni; da cui la precauzione indicata da Versana.

Turchese: le tue domande

Come riconoscere una vera turchese?

Le imitazioni sono molto frequenti: howlite tinta di blu, magnesite tinta, plastica, vetro. Una tinta troppo uniforme, venature dipinte o che stingono sul cotone imbevuto d’alcol devono far dubitare. Anche una vera turchese è spesso stabilizzata con resina. Chiedi sempre la denominazione esatta: naturale, trattata, tinta o ricostituita.

La turchese cambia colore?

Sì: è porosa, e il sudore, le creme, l’olio o il sole possono farla virare al verde o sbiadire. Kunz riporta a questo proposito la credenza che sbiadisse secondo lo stato o l’infedeltà di chi la porta, citando però la spiegazione più semplice: le secrezioni della pelle. Evita acqua, profumo e calore.

Si può pulire con acqua salata?

Meglio evitarla: il sale e l’acqua si infiltrano nella pietra porosa e la opacizzano, soprattutto se è stabilizzata con resina. Un panno morbido e asciutto basta. Versana dà il dettaglio della cura pietra per pietra, con la ragione mineralogica.

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