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Lapislazzuli: significato e proprietà

Il lapislazzuli è la pietra della parola giusta e della lucidità mentale nella cristalloterapia moderna: un blu notte punteggiato d’oro.

  • Parola
  • Chiarezza
  • Profondità
L’essenziale

Lapislazzuli in breve

Per te, un blu profondo da infilare nella giornata quando serve pesare le parole e mantenere la mente nitida prima di una scadenza.

Una domanda da farsi

Quale parola giusta vorresti trovare prima del tuo prossimo confronto importante?

Un punto di attenzione

Acqua: pietra porosa: l’acqua vi si infiltra; un panno appena umido, mai in ammollo.

Colore
blu
Intenzioni attribuite
comunicazione, concentrazione
Natura
roccia
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Cosa evoca

I libri recenti di cristalloterapia lo collegano all’espressione e all’attenzione sostenuta: lo si sceglierebbe prima di una conversazione importante, o per tenere un punto fisso sotto gli occhi quando l’attenzione si disperde.

Questa lettura si appoggia su una stima lunghissima. In Mesopotamia come in Egitto, secondo Kunz, il lapislazzuli era molto apprezzato, e lo si usava per amuleti e statuette. Il suo blu notte, punteggiato di puntini dorati di pirite, ha alimentato l’immagine di un cielo stellato.

Oggi lo si usa come punto di riferimento visivo: una tinta densa, vicina a quella della sera, che lascia il tempo di riflettere prima di rispondere.

Le tradizioni

  1. Mesopotamia ed Egitto

    Kunz rileva che a Babilonia come in Egitto il lapislazzuli era molto stimato: un inno al dio-luna Sin lo paragona alla pietra per dire il suo splendore, con il suo nome assiro uknu. In Egitto, il sommo sacerdote portava al collo un’immagine della Verità (Maat) scolpita in questo materiale.

    Georges F. Kunz, Curious Lore of Precious Stones, Lippincott, 1913 (Gutenberg 57978)
  2. Roma, I secolo

    Con il nome di zaffiro, Plinio descrive una pietra blu che « brilla di puntini dorati », le cui più belle vengono dalla Media, e di cui nessuna specie è trasparente. Kunz vi riconosce il lapislazzuli, e non lo zaffiro attuale, che è un corindone trasparente.

    Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXVII, 39 (trad. Littré); Kunz (1913) per l’identificazione
  3. Lista del 1912

    La lista americana del 1912 ne fa la pietra sostitutiva di dicembre, accanto alla turchese. Kunz lo cita anche tra le pietre nazionali della Bolivia, del Cile e di Bukhara.

    Kunz (1913), tabella delle pietre del mese di nascita nella sua versione americana del 1912

Un gestoLo si porta come ciondolo vicino alla gola, come perle al polso, oppure lo si posa su una scrivania come punto di ancoraggio visivo.

Nessuna pietra ha un effetto dimostrato sulla salute: in caso di disturbi, rivolgiti a un professionista della salute.

La sua carta d’identità

Natura
Roccia: lazurite blu, calcite bianca, pirite dorata
Famiglia
Roccia
Composizione
roccia (lazurite: Na6Ca2Al6Si6O24(SO4,S,Cl,OH)2)
Durezza (scala di Mohs)
5–5.5 su 10
Colori
blu
Origini
Afghanistan (Sar-e-Sang, Badakhshan), Russia (lago Bajkal), Tagikistan (Pamir), Cile
Trattamenti frequenti
tintura; cera o resina
Imitazioni frequenti
sodalite; diaspro tinto («lapis svizzero»); imitazione Gilson

Prendersene cura senza rovinarla

  • AcquaDa evitarePietra porosa: l’acqua vi si infiltra; un panno appena umido, mai in ammollo.
  • SaleNoL’acqua salata la intacca o vi si deposita, e i granelli possono graffiarne la lucidatura.
  • SoleSìNessuno scolorimento noto alla luce del giorno.
  • CaloreDa evitareUno sbalzo brusco di temperatura può incrinarla: niente fonti di calore diretto.
  • Graffi e urtiResistenteDurezza 5–5,5 sulla scala di Mohs: resiste ai graffi di tutti i giorni, ma non agli urti secchi.

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Sfumature e fonti

Le liste moderne lo collegano al Sagittario o all’Acquario, e lo collocano al chakra della gola o del terzo occhio: queste corrispondenze risalgono al XX secolo. Lo « zaffiro » della Bibbia indicherebbe probabilmente, secondo Kunz, il lapislazzuli.

Lapislazzuli: le tue domande

Come riconoscere un vero lapislazzuli?

Un vero lapislazzuli mescola blu profondo, zone bianche di calcite e pagliuzze dorate di pirite, che brillano come metallo. Un blu troppo uniforme, con puntini gialli perfettamente distribuiti, fa pensare all’imitazione di vetro detta Gilson. Il « lapislazzuli svizzero » è un diaspro tinto. Al minimo dubbio, chiedi al venditore il nome esatto della pietra.

Il lapislazzuli sopporta l’acqua?

Meglio evitarla: è una roccia porosa, che l’acqua e il sale possono opacizzare, soprattutto se è tinta o cerata. Un panno morbido e leggermente umido basta per asciugarlo, poi asciugalo subito. Toglilo prima della doccia, della piscina o del mare, e riponilo lontano dalle pietre più dure, che possono graffiarlo.

Lapislazzuli o sodalite: che differenza c’è?

Il lapislazzuli è una roccia di più minerali, tra cui la lazurite, con pagliuzze dorate di pirite. La sodalite è un solo minerale, più blu-violaceo, venato di bianco e senza pirite. È un po’ più dura, e talvolta la si vende per lapislazzuli: è una delle sue imitazioni più comuni.

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