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Capitolo «Chi sei» del profilo

Piani d’espressione: calcolo e significato

I piani d’espressione ripartiscono il tuo nome in quattro registri, mentale, fisico, emotivo, intuitivo: le tue porte d’ingresso sul mondo.

Di Thomas Guilhot · aggiornato il

Piani d’espressione: i 4 piani in breve

  • mentale
    Pensare, nominare, capire

    Il piano mentale è quello del pensiero: raccoglie la logica e il linguaggio, e spinge a capire prima di agire.

  • fisico
    Agire e concretizzare

    Il piano fisico è quello dell’azione: raccoglie le lettere del gesto e del senso pratico, e radica nel concreto.

  • emotivo
    Sentire e collegare

    Il piano emotivo è quello del sentire: raccoglie le lettere dell’affettività, dell’immaginazione e della sensibilità alle atmosfere.

  • intuitivo
    Presentire, cercare il senso

    Il piano intuitivo è quello del presentimento: raccoglie le lettere della ricerca di senso e dei segnali discreti.

Cosa sono i piani d’espressione?

Davanti alla stessa situazione, un trasloco per esempio, quattro persone non cominciano dallo stesso capo. La prima confronta i quartieri e stila un elenco. La seconda affitta già il furgone. La terza si chiede in quale casa starà bene. La quarta sa, senza poterlo spiegare, che non è il momento giusto. I piani d’espressione descrivono queste quattro porte d’ingresso.

Il piano mentale, a volte chiamato piano cerebrale, raggruppa la logica, il linguaggio e l’analisi. Il piano fisico raccoglie l’azione, il gesto e il senso pratico. Il piano emotivo riunisce l’affettività, l’immaginazione e la sensibilità alle atmosfere. Il piano intuitivo, infine, tocca il presentimento e la ricerca di senso. Ogni lettera dell’alfabeto è collegata a uno di questi quattro registri.

I piani rientrano tra i tratti della personalità, accanto al numero dell’espressione di cui condividono la fonte: tutte le lettere del nome. Non misurano un’intelligenza o un talento, ma una preferenza, il modo più naturale di affrontare un problema. Il piano che conta più lettere è detto dominante; un piano che non ne conta nessuna è detto assente. Un piano assente non significa un’incapacità: indica un registro che richiede più attenzione, e che si impara spesso a coltivare con gli anni.

I piani agiscono a ogni età e in tutti gli ambiti, dal lavoro alle relazioni. Illuminano soprattutto i malintesi: due persone vicine che non entrano dalla stessa porta possono credere di non capirsi, mentre parlano semplicemente due lingue diverse.

Come calcolarli

Nome e cognome di nascita si scrivono in maiuscolo, senza accenti; ogni lettera è poi collocata nel suo piano. Piano mentale: A, G, H, J, L, N, P. Piano fisico: D, E, M, W. Piano emotivo: B, I, O, R, S, T, X, Z. Piano intuitivo: C, F, K, Q, U, V, Y. Si contano le lettere di ogni piano. Il piano più fornito è dominante; in caso di parità in testa, i piani a pari merito sono tutti dominanti. Un piano senza alcuna lettera è assente. Altre scuole collocano alcune lettere in altro modo o aggiungono una seconda classificazione delle lettere; i loro risultati possono dunque differire.

Gli errori più comuni: piani d’espressione

  1. Ripartire il solo nome. Conta anche il cognome ricevuto alla nascita, lettera dopo lettera.

  2. Indicare un solo dominante in caso di parità: Lucas Vincent colloca quattro lettere nel mentale e quattro nell’intuitivo, cioè due piani dominanti.

  3. Scambiare un piano assente per un’incapacità. Segnala un registro meno spontaneo, che si coltiva.

  4. Collocare una lettera in base alla sua pronuncia o al suo statuto di vocale. La tabella è fissa: la A è mentale, la I emotiva, la Y intuitiva.

Domande frequenti: piani d’espressione

Come si calcolano i propri piani d’espressione?

Riprendi ogni lettera del tuo nome e del tuo cognome e assegnala a uno dei quattro piani secondo la tabella di ripartizione: la A va per esempio al piano mentale, la E al piano fisico, la O al piano emotivo e la U al piano intuitivo. Conta le lettere di ciascun piano: il più ricco domina, un piano senza lettere è assente.

Che cosa significa un piano d’espressione assente?

Un piano assente segnala un registro che non usi spontaneamente: la riflessione, l’azione, l’emozione o il presentimento, a seconda del piano. Non è né una mancanza di capacità né un difetto. Chiede solo più attenzione, e molte persone lo sviluppano col tempo, con l’esperienza o con abitudini semplici. Il piano intuitivo è il più spesso assente, perché le sue lettere sono rare in francese.

Si possono avere due piani dominanti?

Sì. Quando due piani contano esattamente lo stesso numero di lettere, in testa alla ripartizione, entrambi sono dominanti. Passi allora senza fatica da un registro all’altro, per esempio dall’analisi all’azione. Questa doppia porta d’ingresso è una flessibilità; può anche creare esitazioni, quando la testa e il cuore, o il gesto e il presentimento, tirano in due direzioni diverse.

I piani d’espressione hanno altri nomi?

Sì. Il piano cerebrale è spesso chiamato piano mentale, e gli autori anglofoni parlano di «planes of expression». Alcune scuole collegano inoltre ogni piano a un elemento: l’aria per il cerebrale, la terra per il fisico, l’acqua per l’emotivo e il fuoco per l’intuitivo. Presso questi autori le lettere si ripartiscono come qui; cambia solo il vocabolario.

I piani d’espressione cambiano nel corso della vita?

La ripartizione no: deriva dalle lettere del nome di nascita. Ciò che varia è l’uso che fai di ciascun registro. Un piano dominante resta la porta d’ingresso naturale, ma un piano assente si coltiva: con un piano fisico vuoto si può scoprire in tarda età il piacere di armeggiare, di fare giardinaggio o di camminare a lungo. La ripartizione dà un punto di partenza, non un tetto.

Che differenza c’è tra piani d’espressione e numero dell’espressione?

Partono dalle stesse lettere, ma non le trattano allo stesso modo. Il numero dell’espressione ne somma i valori per ottenere una cifra che riassume la personalità visibile. I piani, invece, ignorano questi valori: classificano ogni lettera in un registro e contano quante ne riceve ciascuno. Il primo dice l’immagine che dai; i secondi, da quale porta affronti una situazione.

Bisogna includere tutti i nomi nei piani d’espressione?

Nella lettura principale, la ripartizione riguarda il cognome d’origine e soltanto il primo nome. La lettura completa aggiunge i nomi secondari, e questo può spostare l’equilibrio: un secondo nome ricco di I, di O o di R rafforza il piano emotivo, un nome come Yves fa salire l’intuitivo. Il nome d’uso resta fuori dal calcolo; si può ripartire a parte, per curiosità.

Si possono avere tre piani dominanti o più?

Sì, il metodo considera dominanti tutti i piani a pari merito in testa, senza limite di numero. La situazione si presenta più facilmente con poche lettere: Vincent, preso da solo, mette due lettere nel cerebrale, due nell’emotivo e due nell’intuitivo. Più piani dominanti descrivono un modo di cambiare registro a seconda della situazione, con a volte la fatica di sapere da dove cominciare.

Come compaiono i piani d’espressione nel profilo?

Nel capitolo «Chi sei», il profilo dà prima i tuoi quattro conteggi, cerebrale, fisico, emotivo e intuitivo. Segue un testo per ogni piano dominante, poi un testo per ogni piano assente. Queste pagine completano i numeri con una lettura di metodo: non ciò che sei, ma il modo in cui affronti un problema, una decisione o un progetto.

Per approfondire

  • Numero dominante

    Il numero dominante è il valore che ritorna più spesso nelle lettere del tuo nome: una risorsa mobilitata senza pensarci.

  • Numero in eccesso

    Un numero in eccesso è una cifra che pesa oltre un quarto delle lettere del tuo nome: una qualità così abbondante da straripare.

  • Numero mancante

    Un numero mancante è una cifra da 1 a 9 assente dal tuo nome: una qualità da imparare, mai un difetto.

Nello stesso capitolo del profilo

  • Chi sei

    Numero attivo

    Il numero attivo, detto anche numero del nome, descrive la persona che famiglia, amici e vicini conoscono, lontano dai ruoli ufficiali.

  • Chi sei

    Numero ereditario

    Il numero ereditario descrive ciò che ti viene dalla tua stirpe: valori, riflessi, appoggi, ricavati dal cognome di nascita.

  • Chi sei

    Iniziali

    Le iniziali sono le due lettere che aprono la tua identità: l’impressione che lasci prima che ti conoscano davvero.

  • Chi sei

    Numero delle iniziali

    Il numero delle iniziali condensa l’impressione che lasci al primo contatto, in base alle prime lettere del nome e del cognome.

  • Chi sei

    Prima vocale

    La prima vocale mostra la tua reazione più immediata quando un evento sconvolge i tuoi piani, prima che la riflessione si intrometta.