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Illusione di frequenza, bias di conferma e apofenia

L’illusione di frequenza è l’impressione che una cosa ritorni dappertutto: viene dall’attenzione, che la individua una volta notata.

  • attenzione
  • ripetizione
  • sguardo
L’essenziale

Illusione di frequenza in breve

Per te

Per te, sapere come funziona l’attenzione aiuta a rileggere un segno che ritorna, senza togliergli la sua parte di senso.

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Una parola, un’impressione

Il linguista Arnold Zwicky ha dato un nome all’illusione di frequenza nel 2005. Descrive l’impressione che una parola, un numero o un animale appena notato cominci a ritornare dappertutto. Non ce ne sono per forza di più: è la nostra attenzione che, una volta risvegliata, lo individua ogni volta.

Cercare ciò che conferma

Il bias di conferma designa la tendenza a cercare ciò che conferma un’idea piuttosto che ciò che la smentisce. Peter Wason l’ha messo in evidenza con il suo compito «2-4-6» (1960). Quando un segno ci parla, tratteniamo gli incontri che vi si accordano e lasciamo passare gli altri, senza volerlo.

Vedere dei nessi

L’apofenia è la tendenza a vedere nessi o schemi. Lo psichiatra Klaus Conrad conia la parola nel 1958. Si tratta qui di un funzionamento comune della mente, che ci aiuta a dare senso, e non di un disturbo: rileggere un segno non significa sbagliarsi, è un modo molto umano di mettere ordine in ciò che si percepisce.

Che cosa cambia

Sapere tutto questo non toglie nulla a ciò che hai provato. Il tuo sguardo ha scelto ciò che ha trattenuto, e questa scelta dice qualcosa di te, di ciò che ti preoccupa. Il diario aiuta a conservare la traccia del reale: ciò che ritorna davvero e ciò che ritornava soprattutto nella tua attenzione.

I fatti e le loro fonti

  • Illusione di frequenza: chiamata così dal linguista Arnold Zwicky (2005). Arnold Zwicky, «Just Between Dr. Language and I», Language Log, 7 agosto 2005
  • Apofenia: lo psichiatra Klaus Conrad conia la parola nel 1958 per la tendenza a vedere legami o schemi. Klaus Conrad, Die beginnende Schizophrenie, Stoccarda, 1958, p. 46 (secondo Merriam-Webster, «apophenia»); dirlo senza medicalizzare la lettura dei segni
  • Bias di conferma: la tendenza a cercare ciò che conferma un’idea piuttosto che ciò che la smentisce, messa in evidenza da Peter Wason (compito «2-4-6», 1960). P. C. Wason, «On the failure to eliminate hypotheses in a conceptual task», Quarterly Journal of Experimental Psychology, 12 (3), 1960, pp. 129-140

Letture riportate dalle culture citate: uno specchio per riflettere, mai una previsione né un presagio.

Illusione di frequenza: le tue domande

Perché vedo dappertutto lo stesso numero o lo stesso animale?

Probabilmente c’entra l’attenzione: una volta notato, un elemento si individua più facilmente. Arnold Zwicky ha dato il nome di «illusione di frequenza» a questa impressione nel 2005. Ciò che senti resta intero; basta annotare ciò che ritorna realmente, poi chiederti che cosa risveglia.

Vedere nessi dappertutto è un problema?

No: l’apofenia, parola coniata da Klaus Conrad nel 1958, è la tendenza comune a vedere nessi o schemi, che la mente usa di continuo per capire il mondo. Versana non vi vede nulla di preoccupante. Invita soltanto a tenere una lettura come una domanda, senza prenderla per una prova.

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